giovedì 31 gennaio 2013

Tombe greco-romane scoperte a "Diana"

Tombe greco-romane scoperte a "Diana"
Peppe Paino
Gazzetta del Sud, 30/11/2012
Costruire nella centralissima area di Diana a Lipari significa dover preventivare un periodo di scavi per riportare prima alla luce le tante testimonianze della millenaria storia dell'isola. Lo sa ovviamente la ditta Bellino che in quell'area intende realizzare appartamenti da due a quattro vani. E Diana non tradisce : nella zona, comunque urbanizzata, della necropoli greco e romana, di villaggi preistorici dell'età neolitica e del bronzo, proprio dagli scavi preliminari in corso da parte dall'impresa e coordinati dal Parco Archeologico delle Eolie sono stati riesumati come ha dichiarato l'archeologa Maria Clara Martinelli del museo Bernabò Brea «una parte della necropoli stratificata che va dall'età romana, con le tombe "a cappuccina", all'età greca, con tombe ad incinerazione del IV secolo, all'interno di crateri a figure rosse». «Inoltre- ha proseguito la dott Martinelli- è stato trovato un lembo del villaggio preistorico risalente alla prima fase di Capo Graziano, quindi , circa al secondo millennio avanti Cristo. In queste tombe, soprattutto in quelle romane sono stati anche ritrovati resti umani, scheletri, non in ottima conservazione perché i terreni di quest'area tendono a consumare le ossa. Abbiamo però potuto recuperare la sepoltura di un bambino di tre-quattro anni, consolidata sullo scavo e poi asportata per essere trasferita al museo». Gli scavi intanto proseguono nella particella interessata dalla lottizzazione. «I lavori sono iniziati e vengono seguiti - ha dichiarato il direttore del Parco Archeologico delle Eolie, Milazzo e Patti, prof. Umberto Spigo - con la sorveglianza della Soprintendenza di Messina, unità operativa per i beni archeologici in collaborazione con il Parco archeologico delle Eolie. Le previsioni si sono rivelate esatte sulla stratigrafia archeologica di quel cantiere, quindi ora si tratta di continuare». Si indagherà, dunque, su tutta l'area dei lavori e si stabilirà il da farsi anche per l'eventuale valorizzazione e fruizione del sito. Intanto si lavora per la perimetrazione del Parco Archeologico.

domenica 27 gennaio 2013

Pianta del teatro romano di Gubbio

Pianta del teatro romano di Gubbio.

giovedì 24 gennaio 2013

Riaffiora nel parco dei Ravennati un'antica domus romana

Riaffiora nel parco dei Ravennati un'antica domus romana
Marta Aloisi
Giornale di Ostia, 22/12/2012
Gli archeologi hanno portato alla luce una antica pavimentazione decorata con la tecnica dell'opus sectile

Ostia Antica si conferma come una fonte inesauribile di tesori. Meraviglie dell'antica Roma che saltuariamente, spesso per caso al termine di accurate campagne di scavo, tornano alla luce e che consentono di aggiungere dettagli sullo stile di vita che oltre due secoli fa veniva condotto dai romani. Ed è di questi giorni l'ultimo importante ritrovamento avvenuto nell'area del parco dei Ravennati, fuori dal quadrilatero della cittadina archeologica. Un ritrovamento che segna una nuova fase nell'attività degli investigatori della soprintendenza perché di fatto sposta le indagini fuori dal quadrilatero della cittadina archeologica in quella considerata come il suburbio, la periferia, dell'antica Ostia e che rappresenta le fondamenta del successivo nucleo medioevale. "Nel corso dei sondaggi che sono stati effettuati — spiega Angelo Pellegrino, direttore degli scavi di Ostia Antica — abbiamo portato alla luce un'antica domus di epoca romana che da quando accertato è stata utilizzata fino all'epoca rinascimentale". Un ritrovamento, affiancato a quello di un nuovo tratto del tracciato originario della via Ostiense, importante perché avvenuto in un'area mai trattata dalla narrativa ufficiale e che arriva quindi ad inserire un nuovo tassello nel puzzle dell'antica Roma. Fino a questo momento infatti l'area esterna al quadrilatero archeologico aveva restituito le tracce dell'antica chiesa di Sant'Aurea e quella di Santa Monica, madre di Sant'Agostino oltre ad alcune sepolture. "Dovremo adesso — prosegue Pellegrino — proseguire nell'opera di ripulitura e scavo per ipotizzare in futuro di renderli visitabili non solo agli studiosi ma anche al grande pubblico. Per questo — conclude il direttore di Ostia Antica - è necessaria una accurata opera di indagine al fine di poter acquisire il maggior numero di informazioni e tracciare quindi un quadro più ampio del territorio. Vogliamo inoltre sottolineare come l'attività della sovrintendenza di Ostia Antica non si concentra solo all'interno delle mura dell'area archeologica ma si sposta anche all'esterno dove come appurato sono presenti reperti su cui indagare".

domenica 20 gennaio 2013

Volterra - Piscina romana

Volterra - Piscina romana.

Torna alla luce l' antica via Tiburtina - Mausolei , case e stazioni di posta

Torna alla luce l' antica via Tiburtina - Mausolei , case e stazioni di posta
LAURA LARCAN
La Repubblica, 03/11/2012, pagina 1 - 19 sezione ROMA

L' ANTICA via Tiburtina torna alla luce. Oltre centocinquanta metri di originaria strada consolare che svela un complesso archeologico di mausolei, abitazioni e perfino una mansio, ossia una stazione di posta e cambio dei cavalli. Un contesto dalla ricca stratigrafia databile dal I secolo a.C. al IV secolo d.C. La scoperta è avvenuta a due metri e mezzo di profondità, tra via di Portonaccio e via di Casal Bruciato.

LA SCOPERTA è avvenuta in occasione dei lavori per la realizzazione della rete di fognature su via Tiburtina (zona Sdo). Sono stati gli scavi di archeologia preventiva sotto la direzione scientifica della Soprintendenza ai beni archeologici di Roma, avviati il 9 agosto scorso dalla società Archaion per conto del Comune, a svelare un patrimonio di notevole rilevanza. Anche perché, come sottolinea la Soprintendente Mariarosaria Barbera, «questo complesso costituisce una delle poche testimonianze residue dell' antica via Tiburtina, tratto questo in precedenza poco noto in quanto localizzato internamente ad un settore della città ormai completamente urbanizzato». Le indagini, guidate dagli archeologi Paola Filippini e Stefano Musco, e condotte nella corsia centrale di via Tiburtina in corrispondenza del previsto sedime della fogna, hanno restituito lunghi tratti dell' antico basolato, insieme ad una sequenza di strutture murarie.

«L' antico tracciato della Tiburtina appare fiancheggiato da numerosi ambienti, riferibili a mausolei, ad una probabile stazione di posta e cambio dei cavalli e abitazioni», avverte Barbera. A questi si aggiungono una serie di reperti di buona fattura tra cui due busti, una scultura, un' epigrafe. Un patrimonio che rende le attività di scavo complesse e degne di particolare attenzione. Una curiosità: è riemerso anche il tracciato della linea ferroviaria della scomparsa, prima tranvia a vapore Roma-Tivoli (1889-1934). «Fondamentale è la conoscenza delle pre-esistenze archeologiche - ribadisce Barbera - perché la conoscenza della topografia antica aiuta ogni futura progettazione di interventi per lo sviluppo della città».

giovedì 17 gennaio 2013

Arcana Urbis - Considerazioni su alcuni rituali arcaici di Roma

recensione - Arcana Urbis - Considerazioni su alcuni rituali arcaici di Roma

Ercolano, gli scavi delle meraviglie partono i restauri del tetto in legno

Ercolano, gli scavi delle meraviglie partono i restauri del tetto in legno
ANTONIO FERRARA
VENERDÌ, 02 NOVEMBRE 2012, LA REPUBBLICA,  Napoli

Struttura riemersa intatta dal fango nella Casa di Telefo

Archeologia

AL VIA i restauri di una delle più importanti scoperte effettuate a Ercolano negli ultimi anni: il tetto in legno che ricopriva il Salone dei marmi della Casa del rilievo di Telefo. Due anni fa il rinvenimento dell’imponente crollo di legni perfettamente conservati confermò l’unicità del sito di Ercolano. Dalla coltre di fango riemerse legno vivo e non carbonizzato, nel corso dei lavori dell’Herculaneum Conservation Project. Le operazioni, coordinate dalla Direzione degli scavi di Ercolano e dirette sul campo dagli archeologi Domenico Camardo e Mario Notomista della società Sosandra, hanno permesso di individuare al di sotto dello strato di fango solidificato dell’eruzione del 79 d. C., un intero tetto romano, con le assi e le travi ancora perfettamente conservati, e una serie preziosa di elementi decorativi del controsoffitto del vasto ambiente. Misurati e fotografati nelle diverse facce, i reperti furono
puliti e trattati con biocida, e trasferiti in un container refrigerato appositamente allestito a Ercolano. In attesa del delicatissimo intervento di restauro che prende il via in queste ore. A illustrare gli studi recenti e l’ipotesi ricostruttiva del tetto saranno giovedì 8 novembre (ore 15, Museo archeologico nazionale) Domenico Camardo, Ascanio D’Andrea, Mario Notomista e Maria Brigida Casieri,
introdotti dalla soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro e dalla direttrice degli scavi di Ercolano, Maria Paola Guidobaldi. Le conclusioni sono invece affidate al direttore della British School di Roma, Andrew Wallace-Hadrill, che guida l’Herculaneum Conservation Project, finanziato dal Packard Humanities Institute.
Le operazioni di restauro riguarderanno un unicum nel
mondo antico, grandi travi a sezione rettangolare, travetti più piccoli e altri elementi lignei tra cui assi e pannelli decorati che facevano parte della controsoffittatura di una lussuosa casa di Ercolano, distrutta dall’eruzione del 79. Gli studi hanno permesso di acquisire importanti e nuove informazioni sulla carpenteria d’epoca romana. Sensazionale il rinvenimento di assi dipinte in rosso o in azzurro e di diversi pannelli lignei con parti di un cassettonato, cornici in legno con esagoni e triangoli a rilievo dipinti in bianco, nero, azzurro, rosso e oro, che facevano da pendant al ricco pavimento marmoreo dell’ambiente.
Un protocollo di intesa fra la soprintendenza di Napoli e Pompei, la British School, il Museo fiorentino di Preistoria, il dipartimento di chimica dell’Università di Pisa e l’Istituto per la valorizzazione del legno del Cnr ha consentito la messa a punto delle metodologie di intervento.

lunedì 14 gennaio 2013

È allarme fondi per l’archeologia. Aperti i sotterranei delle Terme di Caracalla Polemica spending review

È allarme fondi per l’archeologia. 
Aperti i sotterranei delle Terme di Caracalla Polemica spending review
FABIO ISMAN
IL MESSAGGERO, Sabato 22 Dicembre 2012

Quello nei sotterranei alle Terme di Caracalla è un piccolo museo, di concezione del tutto nuova, e assai accattivante. In due gallerie, larghe sei metri e alte sei, 47 marmi, a volte figurati e bellissimi, prima d’ora mai identificati: fregi e capitelli che provengono dal Frigidarium, dalle palestre, dalla Natatio, immensa piscina dalle misure degne delle olimpiadi, dalle Biblioteche. Ma «tra pezzi grandi e piccoli, ce ne sono 2.600 già studiati e catalogati; almeno 150, di qualità e importanza pari a quelli esposti», dice Gunhild Jenewein, studiosa austriaca che ci lavora da 20 anni, per l’Istituto storico del suo Paese: «Non conosco altri edifici a Roma che usino il pregiato marmo pentelico per le decorazioni, oltre a queste due palestre». «Un sogno sarebbe di restaurare altre parti dei sotterranei, finora abbiamo reso agibile il 10% dei 2 km che misurano, ed esporvi altri marmi simili», spiega Marina Piranononte, che dirige il complesso delle Terme. I nuovi spazi sono stati inaugurati ieri, e da oggi sono aperti. «La soprintendenza archeologica è fiera di questo risultato e di quanto sta facendo per lo Stato», afferma Mariarosaria Barbera, che la dirige: «Tre mesi dopo il Mitreo, abbiamo aperto un’altra gustosa novità di Caracalla. Però, dobbiamo fare i conti con i quattrini».

47 I marmi prima d’ora mai identificati

La soprintendenza è autonoma; incassa e amministra circa 35 milioni di entrate. Solo a Caracalla, 300 mila visitatori all’anno; al Colosseo e al Palatino, sei milioni. «Eppure, ci mancano il 50% dei tecnici e custodi, il 40% del personale amministrativo. La legge sulla spending review ci impone, per il 2012, di versare al ministero dell’Economia un milione e 600 mila euro, tratti dalle spese correnti», continua Barbera. «Non posso ridurre le bollette, i cui prezzi non sono modificabili o trattabili: dovremo risparmiare sulla manutenzione, il che è rischioso». Riaprire i sotterranei, allestire il museo con i reperti posti su rastrelliere che sembrano scaffali di libreria e i capitelli a tre metri d’altezza per capire com’erano (bravo l’architetto Fornasari), e restaurarli tutti, «non ci è costato nemmeno mezzo milione», dice Barbera, «molti ministeri sono soltanto di spesa».

I RECUPERI

«Metà di questi pezzi erano sparsi per i 130 mila metri quadrati delle Terme, e metà ammucchiati; capire da dove provenivano, ricomporli, studiare dove erano collocati, è stato un lavoro assai complesso», spiega Jenewein. Poi, mostra due immensi capitelli figurati del Frigidarium: «Erano sulle colonne da dove provengono i due Ercole: il Farnese, ora al Museo di Napoli, e quello Latino, che è a Caserta, nella Reggia, identificato da Paolo Moreno negli Anni 80; su uno, si ripete proprio questa effigie». E verso la Natatio, il complesso era tutto colorato di marmi dalle tinte diverse: «Colonne in alabastro; quattro agli angoli, di cipollino; e in mezzo, altre in granito di Assuan; e altre ancora in porfido». La base di una colonna già in una delle due Biblioteche reca evidenti i segni che non è stata completata: la stavano ancora scolpendo. Numerosi sono i segreti che le Terme possono ancora raccontare: già, ma se solo ci fossero i fondi e gli uomini per valorizzare ancor meglio il complesso.

Fabio Isman

sabato 12 gennaio 2013

Tombe sabine seppellite da camion e cement

Tombe sabine seppellite da camion e cemento
ne.tr.
"Il Fatto Quotidiano", 12 nov. 2012

Distese di verde, necropoli e acquedotti, resti di un'antichità sopraffatta dal mattone. Succede a 40 chilometri da Roma, dove sorgeva la città antica di Cures, nella sabina che diede i natali a due re romani Numa Pompilio e Anco Marzio. A Passo Corese, Rieti, sono previsti dieci milioni di metri cubi di cemento per realizzare un grande polo logistico, i lavori del primo stralcio sono completati, in un'area di 200 ettari.
Per il consorzio di sviluppo industriale rietino, giunte locali e regionali di ogni colore, è l'occasione per creare “sviluppo e occupazione” spiega Andrea Ferroni, presidente del consorzio sviluppo industriale di Rieti , che ci risponde tramite email. La pensano diversamente le associazioni ambientiste, gli archeologi che auspicavano turismo e valorizzazione del territorio. Il piano paesistico regionale, approvato nel 2008, per questa area indica la destinazione a parco archeologico. “È un sito ricchissimo perché la presenza dell’uomo comincia migliaia di anni fa e lascia tracce fino all’epoca romana” spiega l’archeologa Helga Di Giuseppe che ha lavorato con la British School. Siamo in una miniera, in pochi metri quadrati sono censiti 189 siti archeologici. Alla fine il parco è arrivato, ma quello industriale. Tutto inizia nel 2000 quando il consorzio per lo ne prevede la realizzazione, progetto approvato nel 2004 dalla regione Lazio, presidente Francesco Storace. Nel 2001 il consorzio avvia la selezione del socio privato che dovrà costruire l'opera, senza gara, attraverso una “procedura di evidenza pubblica”. Nel 2003 si stipula la convenzione con l'Ati che avrà la concessione delle aree per 99 anni, guidata dal gruppo immobiliare Maccaferri Spa. “Noi – spiega Paolo Campanelli, presidente dell'associazione Sabina Futura – sulla vicenda abbiamo presentato a gennaio scorso un esposto alla magistratura”. Il punto contestato attiene al rispetto delle norme urbanistiche al momento del rilascio del permesso di costruire l'infrastruttura, relativo all'iter che si conclude nel 2009 quando la regione Lazio, presidente Piero Marrazzo, approva una variante al piano regolatore consortile che raddoppia le volumetrie. Il Consorzio ribadisce il rispetto della normativa vigente. Altro nodo quello delle opere pubbliche. “Sia il depuratore che il collegamento all'autostrada - incalza Campanelli - sono finanziati da soldi pubblici, senza che il privato abbia speso un solo euro. Scomparso dal progetto il ramo ferroviario per ridurre l'impatto ambientale”.
Neanche i proprietari delle aree ci hanno guadagnato. L'esproprio è stato pagato come se quei terreni fossero agricoli, invece la destinazione era industriale. Per il presidente Ferroni: “Il tracciato ferroviario è ancora presente nel piano regolatore consortile – ma ammette – verrà realizzato ove se ne ravvisi la necessità con procedure condivise. Il procedimento espropriativo, invece, è avvenuto in conformità del testo unico in materia”. Ricorsi, carte bollate, battaglie legali, sullo sfondo, anzi sotterrata c'è l'antica Cures e la sua storia. Guardare le ultime foto fa male: dove c’erano le tombe antiche ecco una distesa di cemento.

venerdì 11 gennaio 2013

Cales, la Pompei casertana scoperta e dimenticata

Cales, la Pompei casertana scoperta e dimenticata
Nadia Verdile
Il Mattino, Caserta, 06/01/2013

Nell'antica Calvi Risorta straordinariamente buono lo stato di conservazione dei resti
Non ci sono fondi per acquisire il tesoro di archeologia che abbraccia la zona dell'anfiteatro e lo scenario naturalistico

Cales, la Pompei del Casertano, aspetta di essere conosciuta. Nell'anfiteatro più antico del Colosseo crescono gli ortaggi messi a dimora dai contadini, padroni di casa. Accade a Calvi Risorta, l'antica e potente Cales, dove perla bellezza e l'integrità dei luoghi potrebbe esserci il primo percorso archeologico di Terra di Lavoro e invece si attende che la crisi passi e lo Stato compri. «Lo stato di conservazione dell'antico sito caleno - dice Antonio Salerno, responsabile dell'ufficio beni archeologici di Cales - è straordinariamente buono. Sono integre le strade romane, le tabernae, le case. Il tutto inserito in un contesto naturalistico che lascia perfettamente leggere, nonostante la ferita prodotta dall'autostrada, quello che era il tracciato della città. L'acquisizione al patrimonio pubblico di aree importanti come quelle dell'anfiteatro e delle terme centrali darebbe anche al Casertano la possibilità di avere un sito archeologico di straordinaria bellezza, al pari di quelli più famosi che insistono nella nostra regione». Tant'è, le ricchezze abbondano ma vengono dal passato e le povertà del presente impediscono di riscattarle per renderle pubbliche. Cales, era una signora città, lo storico Strabone la definì «urbs egregia», Cicerone la chiamò «civitas magna». Ventimila famiglie e sessantacinquemila abitanti, batteva moneta ed esportava ceramiche nere nei Paesi del Mediterraneo. Acque e vini furono esaltati da Orazio, Strabone, Plinio, Giovenale e Frontino. «La sua storia - continua Salerno - ha radici più antiche. Fondata dagli Ausoni su un lungo pianoro circondato dai torrenti Rio de' Lanzi e Rio Pezzasecca, nei pressi dell'attuale Calvi Risorta, fu dal 334 a.C. colonia romana, preposta a funzione di controllo della zona delle vie di accesso al Lazio e al Sannio. Occupò un pianoro tufaceo di circa 64 ettari». Secondo una leggenda sarebbe stata fondata da Calai, figlio della ninfa Orizia e di Borea, uno dei mitici eroi della spedizione degli Argonauti; nella narrazione di Virgilio, invece, Cales affiancò Turno nella battaglia contro Enea. Quello che sappiamo è che era una delle principali città degli Ausoni, fu occupata dagli Etruschi e dai Sanniti. Le notizie sull'età preromana sono state ricavate soprattutto dalle necropoli e dai luoghi di culto. Come un libro aperto sul passato, i contesti tombali hanno svelato l'esistenza di legami tra il mondo ausone e l'area medio adriatica e le genti di stirpe sannitica. All'interno del perimetro della primitiva Cales ci sono testimonianze di importanti luoghi di culto, che furono non solo punto di riferimento religioso, ma anche politico ed amministrativo. «Su quelle strutture - racconta Salerno - si dispose la città romana. Allo stato attuale non è possibile definire l'organizzazione dell'abitato preromano, sebbene siano state messe in luce alcune capanne di forma circolare, realizzate in materiali deperibili. Certo, l'impianto della colonia romana è ben definito dalla presenza di un circuito murario in opera quadrata, entro cui si aprivano sei porte. Al suo interno si conservano monumenti pubblici di rilevante interesse di età tardo repubblicana ed imperiale, come il teatro, l'anfiteatro, due complessi termali e un tempio. La principale arteria di collegamento della città con il territorio era la via Latina che si dirigeva verso Teanum da un lato e verso Casilinum e Capua dall'altro». Il sito archeologico, negli ultimi anni, è stato oggetto di interventi di scavo sia nell'area del teatro sia sull'arca della città, dove insistono la Cattedrale romanica e il Castello aragonese, importanti testimonianze di età medioevale e rinascimentale. «Il pianoro su cui insiste la città antica - invita Salerno - è oggi percorribile in tutta la sua estensione attraverso strade vicinali che consentono di apprezzare, oltre alle evidenze archeologiche, anche gli aspetti naturalistici e ambientali del sito. Il restauro del castello, una volta ultimato, consentirà di offrire più occasioni di conoscenza per chi volesse venire a visitare il sito e migliori condizioni di lavoro a noi chi vi trasferiremo il punto informativo». Vittima per secoli dell'azione devastante dei tombaroli, oggi l'antica Cales è più protetta e cerca la via per il futuro. «Bisognerebbe intervenire - questo l'appello del responsabile - anche sul processo naturale di disfacimento del tufo su cui è costruita tutta la città. Il tempo sfalda, mettendo a rischio la stabilità delle strutture antiche esistenti. Bisognerebbe realizzare la messa in sicurezza del sito archeologico». In attesa che avvenga il nuovo miracolo economico che dia all'Italia la possibilità di guardare al futuro senza il fardello del default, Cales è in stand by, sogna l'arrivo dei flussi turistici e si candida a risollevare le sorti e le ambizioni turistiche di Terra di Lavoro.

giovedì 10 gennaio 2013

Escaping the Shadow of Pompeii

Escaping the Shadow of Pompeii
Elisabetta Povoledo
The New York Times, 15/11/20121
Herculaneum Has Become a Textbook Case of Successful Conservation

HERCULANEUM, Italy — They are poignant snapshots of sudden death: huddled clusters of skeletal remains in what were once beach-front warehouses, immortalized for eternity when Mount Vesuvius smothered this ancient Roman town in A.D. 79. "They died of thermal shock as they were waiting to be saved via the sea," Domenico Camardo, an archaeologist, said recently as he surveyed dozens of modern-day skeletal casts of long-ago denizens. They carried with them jewelry, coins, even "20 keys, because they were hoping to return home," Mr. Camardo added. "They didn't understand that it was all about to end." First excavated by archaeologists some 30 years ago, the warehouses were recently outfitted with walkways and gates to provide access to these chilling tableaus and will soon be open to the public on special occasions. Reviving history for a modern audience "is one of the beautiful things we get to do," said Mr. Camardo, the lead archaeologist with the Herculaneum Conservation Project, a joint initiative of the Packard Humanities Institute, of Los Altos, Calif.; the local artistic heritage authority; and the British School at Rome. The project, an unusual public-private venture, has effectively managed the site for more than a decade and made it possible to complete tasks like the walkways to the skeleton casts. Compared with its better-known Vesuvian neighbor, Pompeii, where local officials, constrained by inadequate and mismanaged government funds, have long struggled in their efforts to conserve and protect the sprawling open-air site — and even to prevent the periodic and well publicized collapse of walls — Herculaneum has become a textbook case of successful archaeological conservation. For many years archaeologists and conservators have undertaken what they describe as "invisible work" here, like installing cost-effective protective roofing or reactivating the Roman sewers under the ancient city so that buildings can once again drain rainwater. Rather than focusing on a set of frescoes, say, or an individual house, "we've been reasoning on broader terms," Mr. Camardo said. "This takes more time, and is far less splashy because you're looking at sewers and drainpipes, but in the end it's more effective." In addition to time the work also took the deep pockets of the American philanthropist David W. Packard, son of one of the founders of Hewlett-Packard, who has topped up state resources by discreetly funneling more than 20 million into the project over the past 12 years, creating a team of specialists, nearly all Italian, to reinforce the local heritage staff. Though he eschews publicity and declined to be interviewed for this article, Dr. Packard has been "very personally involved" and is constantly apprised of developments, visiting the site regularly, said Jane Thompson, the project manager of the Herculaneum Conservation Project. "It's not just a question of sponsorship." He sits on the board that oversees the project and last year became an honorary citizen of the modern city of Herculaneum. He is currently involved in discussions about the construction of a new museum here that would house artifacts from the site and double as a conservation center. "The Packard people have really engaged the local community and authorities into feeling that this is their project," said Daniel Berger, a Culture Ministry consultant who has acted as a liaison in the Packard project. "It's made the monument become a source of pride, and income." Maria Paola Guidobaldi, the Culture Ministry official who is director of the site, went as far as to say that the support of the Packard Humanities Institute "allowed us to save the site." The Italian government allocates some 4 million a year to Herculaneum, she said, but the Packard funds have permitted conservators to work in a more structured and forward-looking manner. "It's been an extraordinary experience that we hope will continue because there is much more to be done," she said. A spate of crumbling walls and other mishaps at Pompeii, including an episode late this summer when a supporting beam collapsed at the so-called Villa of Mysteries, has put its preservation problems under a starkly unflattering spotlight. In 2011 the European Union allocated 135 million over four years toward the safeguarding of Pompeii, but experts concur that the problems there go beyond a lack of funds and include issues of management and bureaucratic inertia. But officials at Herculaneum say that this site was not significantly better off when the Packard team arrived in 2001. (Herculaneum was described at a European conference in Rome in February 2002 as the worst case in the world of an archaeological site in extreme decay with no civil war to justify it.) "It was a total disaster but with very complex reasons that took time to understand," said Sarah Court, a spokeswoman for the Herculaneum Conservation Project, recalling that about two-thirds of the ancient city was closed to the public, and degradation — exploding mosaics, collapsing roofs, flaking frescoes — was widespread. More integrated management practices and the opening up of the inflexible, top-down approach that is typical of Italian bureaucracy has helped to put Herculaneum on a more successful path. New forms of support have also been cultivated, and collaborations have been undertaken with other nongovernment partners, both Italian and international, in support of the public heritage authority. Unesco is working with the Vesuvian sites and studying how Herculaneum could be a model for other World Heritage Sites, particularly in Mediterranean and Arab countries. "Packard is the healthy version of philanthropy that allows us to learn lessons that can hopefully be of use beyond Herculaneum," Ms. Court said. For visitors the experience made possible by Herculaneum's painstaking conservation can be visceral. "Pompeii is spectacular; Herculaneum more real," said Judy Lawrence of England, who visited both sites this summer. "This place makes you cry”.

mercoledì 9 gennaio 2013

Roma, ecco le statue che Ovidio cantò nelle Metamorfosi

Roma, ecco le statue che Ovidio cantò nelle Metamorfosi
LAURA LARCAN
La Repubblica, 08/01/2013, pagina 23, sezione Cronaca

ROMA - Il cenacolo dei grandi poeti latini d' età augustea, da Ovidio ad Albio Tibullo, riprende vita alle porte di Roma, a Ciampino. Una scoperta che gli archeologi definiscono «eccezionale». È la villa romana attribuitaa Marco Valerio Messalla Corvino, console insieme a Ottaviano e comandante nella battaglia di Azio del 31 avanti Cristo. Ma soprattutto mecenate di poeti e intellettuali d' età augustea che hanno scritto la storia della letteratura classica. A restituire la villa, citata dalle fonti e il cui riferimento a «Valerii Messallae» deriva dai bolli sulle tubature, è il quartiere termale, dove gli ambienti sfoggiano frammenti di mosaici. Ma a confermare che si tratti del tesoro di Messalla potrebbe essere un altro ambiente, distante alcune decine di metri: la natatio, la piscina all' aperto lunga oltre venti metri, con le pareti dipinte di azzurro. Dall' interno della vasca sono riaffiorate una serie di sculture straordinarie. Sette statue integre, con alcune mutilazioni ricostruibili, di oltre due metri d' altezza. Un repertorio statuario che illustra il mito di Niobe e dei Niobidi. «Una di quelle scoperte che capita una sola volta nella vita di un archeologo», racconta Aurelia Lupi, guida, sotto la direzione scientifica di Alessandro Betori, dell' équipe della Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio che tra giugno e luglio scorsi hanno avviato una campagna di sondaggi preventivi su un' area interessata da un progetto di edilizia sulla via dei Laghi all' interno dei cosiddetti Muri dei Francesi, una proprietà privata corrispondente al Barco dei Colonna. L' area è la stessa finita di recente sulle cronache per la triste vicenda del Portale di Girolamo Rainaldi, il maestoso ingresso barocco crollato e lasciato in stato di abbandono. «Statue di Niobe ne sono state trovate in passato, ma nel caso di Ciampino abbiamo buona parte dell' intero gruppo», sottolinea la soprintendente Elena Calandra: «Sette statue d' età augustea complete, ma anche una serie di frammenti che possono essere ricomposti». Capolavori che mettono in scena la tragedia del mito, la punizione della superbia di Niobe. «Queste statue entreranno nei manuali di storia dell' arte classica» aggiunge Calandra. Le meraviglie del circolo di Messalla dovevano ornare i quattro lati della piscina e un basamento in peperino al centro della vasca. Sono rimaste inviolate sotto terra per secoli, probabilmente dopo che un terremoto nel II secolo le ha fatte precipitare sul fondo della vasca. «Le sculture ci offrono nuove testimonianze sull' iconografia di Niobe» dice Alessandro Betori, direttore scientifico degli scavi. «Nel gruppo spiccano due figure maschili di giovani colti nell' atto di osservare l' eccidio dei fratelli che appaiono a tutt' oggi inediti. E soprattutto, la villa da cui provengono appartiene a Messalla, protettore di Ovidio. Non è un caso che la descrizione più vivida del mito di Niobe si trovi proprio nel suo capolavoro, le Metamorfosi. Da assiduo frequentatore del circolo, il poeta avrà forse avuto modo di vedere il gruppo dei Niobidi in tutto il suo splendore e di rimanerne ispirato». Oppure, potrebbero essere stati i versi del poeta a suggerire a Messalla il tema del gruppo scultoreo che doveva impreziosire la piscina della villa. Dalla scultura alla poesia, insomma. Ora servono risorse per restaurare e valorizzare le opere.

martedì 8 gennaio 2013

Salvata dall’immondizia. Non dai palazzinari

Salvata dall’immondizia. Non dai palazzinari
Nello Trocchia
"Il Fatto Quotidiano", 12 nov. 2012

Per villa Adriana non c'è pace. Un destino diviso tra spazzatura e mattone. A Tivoli dove sorge l'antica dimora dell'imperatore romano, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, da commissario, voleva realizzare una discarica per i rifiuti della Capitale. Scongiurata l'ipotesi mondezzaio, la villa, dal 1999, patrimonio dell'Unesco, è minacciata dal cemento. Il comune di Tivoli ha approvato la realizzazione del “Comprensorio di Ponte Lucano”, cosiddetto progetto “Nathan”. In un'area di 50mila metri quadri (come dire cinque campi di calcio) saranno costruiti 95mila metri cubi di condomini e 25mila di edifici non residenziali.
“Ho scritto al sindaco – spiega Giovanni Puglisi, presidente commissione italiana per l'Unesco – che non si è neanche degnato di rispondere delegando a un funzionario. Comprendo la difficoltà dell'amministrazione visto che le autorizzazioni sono in ordine. Sarebbe un’ignominia la presenza di immobili in quell'area”.
Il progetto è portato avanti dalla Impreme SpadiMassimoMezzaroma, presidente del Siena, cugino di Marco, sposo dell'ex ministra Mara Carfagna. La deputata azzurra, nel 2010, ha sostenuto l'elezione a sindaco di Sandro Gallotti, Pdl. Un progetto, però, risalente nel tempo: la prima lottizzazione è degli anni Sessanta, sbloccata dopo un lungo contenzioso da un parere favorevole del Consiglio di Stato nel 2008 con conseguente diffida e minaccia di richiesta di risarcimento danni da parte del privato. “Fino ad adesso – spiega Massimo Mezzaroma al Fatto – abbiamo investito senza poter realizzare il nostro progetto che è un'edilizia di qualità. Dovremo rifare, di nuovo, le opere di urbanizzazione e poi presentare i progetti di edificazione”. Tempo stimato: 12 mesi e poi partiranno le ruspe.
L'operazione è stata approvata in consiglio comunale, lo scorso dicembre, con 12 sì su 13 votanti: contrario il solo Idv. Assente il centrosinistra. Il Tar, sul punto, ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata dal Wwf. Anche Italia Nostra ha presentato due ricorsi al Tar. “Quando – spiega Luciano Meloni, vice-presidente dell'associazione – presenteranno i progetti di edificazione chiederemo la sospensiva dei lavori. La Regione ha classificato quell'area come paesaggio naturale”. Non solo: l'area, sostiene il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, “è stata inserita dall'Autorità di Bacino del Tevere tra quelle a massimo rischio idraulico”, quindi con “inedificabilità assoluta”.
“Fino ad ora abbiamo subito – continua Mezzaroma – un rilevante danno economico. Rischio esondazione? Hanno potuto costruire tutti, noi siamo in regola”. In passato, soprattutto a Roma, è avanzato un discusso strumento, quello della compensazione, rinunciare a costruire in un posto per farlo in un altro rivedendo le cubature. “È uno strumento – conclude Mezzaroma – che abbiamo già adoperato, se non ci fossero ritardi non sarebbe un problema”. Dodici mesi per evitare a Villa Adriana, dopo il pericolo mondezzaio, anche il cemento riqualificando un'area oggi degradata che aspetta, da anni, il rilancio.

lunedì 7 gennaio 2013

Le tombeau de "Gladiator" mis à l'abri

Le tombeau de "Gladiator" mis à l'abri
Philippe Ridet
LE MONDE CULTURE ET IDEES,  24 dicembre.2012

Il s'en est fallu d'un rien que la poussière ne retourne à la poussière. Mais la tombe de Marcus Nonius Macrinus, général romain de l'époque de l'empereur Marc Aurèle (IIe siècle), découverte en 2008 près de la via Flaminia, à Rome, sera sauvée, au moins pour cet hiver. Le soutien de l'acteur néozélandais Russell Crowe à la pétition "Save the Gladiator's Tomb" ("sauvons la tombe de Gladiator"), lancée par l'Institut américain d'archéologie pour la culture romaine, a été déterminant. Cet institut est une fondation privée de philanthropes qui se propose d'aider l'Italie à entretenir son gigantesque patrimoine et à le faire connaître outre-Atlantique.

Saluée par une rafale de communiqués victorieux de la part des autorités romaines, la découverte de 15 000 mètres carrés de ce mausolée avait rameuté sur place les télévisions du monde entier. L'histoire a de quoi séduire. Ici reposent les restes du modèle ayant inspiré de façon lointaine le cinéaste britannique Ridley Scott et ses scénaristes pour concevoir le personnage principal du film Gladiator, qui vaudra à son interprète, Russell Crowe, l'Oscar du meilleur acteur en 2000. Un peu comme si le réel venait certifier la fiction.

Mais, quatre ans plus tard, ces vestiges sont devenus encombrants. Pour continuer les excavations et valoriser le site (situé pour son malheur dans un quartier excentré de Rome), il faudrait 3 millions d'euros au bas mot. Cet argent, ni la ville, qui a dû faire appel au sponsor Diego Della Valle pour restaurer le Colisée, ni l'Etat, engagé dans une politique d'austérité sans précédent, ne l'ont. Bref, Marcus est réapparu au mauvais moment...

"Je lance un appel..."

La décision a donc été prise de remettre "Gladiator" dans sa tombe, autrement dit de réenfouir le chantier pour le protéger en attendant des jours meilleurs. "C'est une question de sécurité", a plaidé Mariarosaria Barbera, surintendante des biens culturels pour la ville de Rome. Le froid de l'hiver et les pluies sont en effet terribles pour les marbres, qui ont déjà passé quatre années à l'air libre après avoir été très bien conservés pendant dix-huit siècles, au chaud, dans les boues du Tibre tout proche...

De l'avis même de Mme Barbera, c'est "un choix douloureux. [Elle] reste persuadée que si la découverte de ce moment funéraire s'était produite à Paris ou à Berlin, elle aurait eu une autre destinée". Elle rêve encore d'un grand musée de plein air que l'on visiterait "à bicyclette ou en train"...

L'écho de cette décision dans la presse anglo-saxonne, qui considère ce tombeau comme une partie de son patrimoine, et un coup de fil de La Repubblica à Russel Crowe ont changé la donne : "Je lance un appel, a dit l'acteur, aux membres de l'administration de la ville de Rome qui devraient encourager les citoyens italiens à être fiers des succès de la glorieuse histoire de leur pays." Et l'acteur d'adhérer à la pétition de l'institut américain. Miracle de la médiatisation ? La tombe de "Gladiator", de Marcus Nonius Macrinus ou de Russel Crowe (on ne sait plus très bien) restera à la lumière, mais ses vestiges les plus fragiles seront empaquetés comme un cadeau de Noël dans une toile isolante et imperméable. "Je suis de tout coeur avec vous, et bonne chance", a tweeté la star à ses nouveaux amis de l'institut.

Reste que la tombe de "Gladiator" semble vouée à s'ajouter à la longue liste des vestiges oubliés d'Italie ou fermés au public faute d'argent pour les entretenir. A ce propos, la résidence romaine de Néron, fermée depuis 2006 à la suite d'éboulements, est de nouveau visible. Enfin presque. Son autorité de tutelle a décidé de lui consacrer le blog "Il cantiere della Domus Aurea" ("le chantier de la Domus Aurea"). Restaurateurs, scientifiques, historiens se proposent de poster au quotidien des billets sur l'avancée de leurs travaux. De quoi prendre patience.

Philippe Ridet,  Rome, correspondant

giovedì 3 gennaio 2013

Nel ventre delle Terme

Nel ventre delle Terme
Edoardo Sassi
Corriere della Sera, Roma, 22.12.2012
Aperta per la prima volta al pubblico parte dei sotterranei
A Caracalla, dopo il mitreo, accessibili nuovi tesori

Pensare che ce ne sarebbero, ancora, di totalmente inesplorate, tutte da scavare, sotterranee e su più livelli: chilometri di gallerie «di servizio» al di sotto delle monumentali Terme di Caracalla, che forse nascondono meraviglie fino a oggi sconosciute, in un dedalo, tra parte esplorata e non, che arriva oltre la via Cristoforo Colombo. Altri due chilometri circa invece, sempre di queste gallerie di servizio, si conoscono, ma sono ancora inaccessibili al pubblico. Il tutto, sempre là dove secoli addietro correvano gli schiavi, dove ancora oggi si vedono forni di quel che fu uno dei più straordinari complessi dell'antichità: piscine, acqua, spa (si direbbe oggi), palestre, biblioteche... In tempi di crisi, tagli e spending review, rendere tutto ciò fruibile con restauri o perfino scavi sarebbe una pagina da «libro dei sogni», come ha detto ieri la direttrice dell'area, l'archeologa Marina Piranomonte. Ma la (bella) notizia di 24 ore fa è che comunque, con uno sforzo incredibile di mezzi (ancora ieri la soprintendente di Stato all'Archeologia di Roma, Mariarosaria Barbera, ha ricordato i pericolosi tagli governativi che ricadono soprattutto sulla manutenzione), l'offerta archeologica della città si è arricchita di un altro prezioso gioiello, mai finora accessibile al pubblico: una sia pur piccola parte dei sotterranei, appunto, dove da oggi si può scendere ammirando, in un allestimento dotato di ottimi pannelli esplicativi (ma in caratteri troppo piccoli per occhi non «bionic»), bei marmi finora in deposito (anche questi, non solo le volte, restaurati e studiati per l'occasione). Due per ora le gallerie accessibili di questi lunghi camminamenti, fulcro della vita nelle terme da dove schiavi e operai facevano funzionare la grande macchina scenografica e ingegneristica; un fascinoso dedalo di spazi, a volte carrozzabili e di sei metri d'altezza per sei di larghezza, con i depositi di legname, un mulino e quello splendido mitreo aperto al pubblico a ottobre. L'impianto idrico e di riscaldamento, la fitta rete di piccole gallerie che serviva per la posa delle tubazioni in piombo e la gestione dell'adduzione e della distribuzione dell'acqua, meccanismi geniali per ogni necessità di un complesso termale con un numero di frequentatori che poteva arrivare a ottomila persone al giorno, le gallerie più grandi, quelle del riscaldamento, correnti sotto quasi tutto l'edificio, illuminate da lucernai che permettevano anche la circolazione d'aria impedendo che il legname conservato marcisse; grandi dimensioni legate anche alla necessità che vi transitassero i carri carichi di legna trainati da cavalli... Tutto questo, e molto altro, raccontato anche nel libro-guida che esce in questa occasione, scritto dalla stessa Piranomonte ed edito da Electa. Sui marmi esposti: il progetto scientifico è di Gunhild Jenewein (Istituto Storico Austriaco), quello dell'allestimento da Fabio Fornasari e riguarda la musealiz7azione di circa 45 reperti divisi in sette «isole» espositive. Trabeazioni architettoniche e capitelli, per lo più, tra cui quelli monumentali provenienti dal frigidarium raffiguranti Ercole, Venere e Marte, montati su false colonne per restituire parzialmente quella visione dal basso per la quale erano nati, suggerendo tutta la grandiosità di Terme un tempo decorate e colorate da marmi, sculture, mosaici, stucchi (Info: tel. 06.3996770)

martedì 1 gennaio 2013

Navi romane, a gennaio riparte lo scavo

Navi romane, a gennaio riparte lo scavo
SABATO, 01 DICEMBRE 2012, IL TIRRENO

Conclusa la gara d’appalto per un valore di un milione e mezzo di euro, i lavori sono fermi da due anni e mezzo
Carlo Venturini 
PISA 

Chiusa la procedura per l’assegnazione degli scavi delle navi romane (o, come più correttamente si dice, navi antiche di Pisa). A gennaio si torna a scavare per dare nuova linfa ai reperti archeologici che andranno al Museo delle navi romane. A febbraio, altra novità, l’area degli scavi nei pressi della stazione di Pisa-San Rossore, tornerà ad essere vistabile dai turisti e dagli appassionati di archeologia. Il cantiere delle navi era fermo da ben due anni e mezzo. La notizia della chiusura della gara per 1,5 milioni di euro la fornisce il direttore del cantiere Andrea Camilli che precisa: «Tra una settimana circa sapremo il nome della ditta che si è aggiudicato questo decisivo ed ultimo appalto che è fondamentale per andare ad alimentare il nascituro museo». Dal momento dell’inizio di questa ultima tranche di lavori, ci vorranno due anni per mettere la parola fine all’attività di scavo. La ditta che si è aggiudicata i lavori dovrà mettere in sicurezza il “cratere” dove si sta scavando, dovrà riaprire un percorso di visita per i visitatori e, cosa ben più importante, dovrà procedere al restauro delle navi e delle barche mancanti, oltreché recuperare altri ed eventuali piccoli reperti archeologici. «In particolar modo – spiega Camilli – dovranno essere recuperate le imbarcazioni A, I e D».

La barca “A” è stato il primo relitto rinvenuto nello scavo: proprio per questo, metà di esso risulta ancora da indagare, perché collocato fuori dalle originarie delimitazioni dall'area del cantiere. La nave è di medie dimensioni, ma ha dato tante soddisfazioni per i reperti restituiti molti dei quali integri, tutti sicuramente pertinenti all'imbarcazione, che permettono una datazione al II secolo dopo Cristo.

La barca “I” invece è lunga circa 12 metri e larga due metri e mezzo ed era generalmente usata per lo sfruttamento di risorse locali come la sabbia ed il trasporto di pesce. L’imbarcazione “D” invece è un grosso barcone lungo 14 metri. Si tratta di una grande imbarcazione lunga 14 metri e larga 6 ed è il più tardo dei relitti scoperti. Le caratteristiche strutturali dello scafo indicano una funzione collegata al trasporto fluviale di elementi voluminosi e pesanti, come potevano essere legname o pietre. La posizione stratigrafica dell'imbarcazione conferma, per questa imbarcazione, una datazione collocabile tra la fine del VI ed il VII secolo d.C.

Il cantiere era fermo da diversi anni e le piogge di questi giorni potevano far pensare al peggio.

Già una volta il cantiere si allagò per problemi alle pompe. «Siamo stati fortunati, il cantiere ha retto, non si è allagato», dice Camilli che con il “suo” cantiere ha praticamente un rapporto filiale. Più volte non si è sottratto dal lanciare dure critiche al fatto che gli archeologi erano costretti a lavorare con mezzi e risorse di fortuna. «La spending review – spiega il direttore - questa volta non ci ha toccati ed i soldi per completare lo scavo finalmente ci sono».

Dalla gara di appalto rimane escluso il completamento dei lavori per la nave Alkedo (lunga 14 metri) e la piroga. «Per queste due imbarcazioni sarà necessario fare una nuova gara di appalto», conclude Camilli. Calendario alla mano, il Museo delle navi romane dovrebbe prendere definitivamente il largo nel 2014 (come previsto), grazie ai lavori che sono ripresi allo scavo.