domenica 18 aprile 2010

Le vestigia romane dell'antica Kroton

Le vestigia romane dell'antica Kroton
Giuliano Carella
LA GAZZETTA DEL SUD, 18 APRILE 2010

Affiorati i resti di un edificio disposto su più piani databile tra il primo e il sesto secolo d.C.

Crotone scopre di essere stata anche una splendida e monumentale colonia romana, con terme, mausolei ed edifici gentilizi. Non solo, dunque, una città-stato tra le più potenti della Magna Grecia che, tra la fine del VI e la metà del V secolo a.C., sulla spinta di Pitagora, estese i suoi confini dallo Jonio al Tirreno, dalla Sibaritide (parte nord-orientale della Calabria) allo Stretto; nel periodo di maggior espansione, economica e territoriale, dopo l'epica vittoria su Sibari (510 a.C.). La gloriosa città ionica fu, con ogni probabilità, anche una delle mete più frequentate dai discendenti di Romolo e Remo. A testimoniarlo è la straordinaria scoperta archeologica fatta lo scorso 8 aprile in un cantiere cittadino del centro storico. Dagli scavi di Discesa Fosso sono affiorati i resti di un edificio d'età romana, disposto su più piani, provvisto d'impianto termale e con vista mare, databile tra il primo e il sesto secolo dopo Cristo. «Dal 1970 ad oggi – spiega il responsabile territoriale della Soprintendenza dei Beni archeologici e culturali della Calabria, Domenico Marino –, ovvero dagli anni in cui si avvia a Crotone l'attività archeologica in senso stretto, non erano mai stati rinvenuti insediamenti romani di tali proporzioni in città, tantomeno nell'abitato medievale».
Tracce romane a Crotone erano state rintracciate solo qualche chilometro più a sud del centro storico, nelle vicinanze del promontorio di Capocolonna, dove era anche situato il santuario di Hera Lacinia. Nel centro cittadino, invece, erano stati rinvenuti alcuni mausolei funebri, ma mai costruzioni civili. Il ritrovamento di questa "domus", adesso, riscrive la storia antica di Crotone. Gli archeologi non sono ancora risaliti all'originario utilizzo della struttura: si pensa potesse essere sia di proprietà gentilizia, che di uso pubblico. Ma l'impianto termale rinvenuto all'interno dell'edificio e la panoramicità del suo posizionamento presuppongono, comunque, tutta una serie di ulteriori opere d'urbanizzazione - come l'acquedotto e un sistema di cisterne per portare l'acqua a monte - che individuano, quell'area, al pari di un cosiddetto "quartiere in" dell'età romana. Dalle poche fonti storiche disponibili si era ricostruito che l'epoca della dominazione romana fosse stata il periodo di maggior ridimensionamento per l'antica Kroton. La città, infatti, aveva subito prima i saccheggi e le scorribande dei popoli italici, lucani e bruzi (379- 205 a.C.); poi, la punizione "esemplare" da Roma per aver dato il proprio appoggio a Pirro e ad Annibale nella guerra contro i Cartaginesi (seconda Guerra punica, 202 a.C.). Kroton fu così ridotta al rango di colonia come "ager publicus" per i soldati romani. Con questo ritrovamento, invece, l'età imperiale si rivelerebbe essere stata, per Crotone, un ultimo scorcio di magnificenza, consumato tra agi e viste panoramiche. Se non per tutti, almeno per i più possidenti fra i circa 300 coloni di stirpe romana che si spostarono nel centro ionico. La data d'abbandono della struttura, secondo gli esperti della Soprintendenza, dovrebbe coincidere col V-VI secolo dopo Cristo: pressappoco con la distruzione della città ad opera dei Longobardi guidati da Arechi (596 d.C.). Quella rinvenuta nella parte terminale di discesa Fosso, a Crotone, doveva essere proprio una costruzione magnificente. Basti sapere che in appena 19 giorni di scavi sono venuti alla luce i rivestimenti marmorei, le pareti intonacate col rosso e col nero in pieno stile pompeiano, la fine scalinata interna, i passaggi con pavimentazione a mosaico e il classico reticolato murario tipico dell'architettura imperiale. Discesa fosso, a Crotone, è una via dell'abitato medievale che conduce a piazza Castello. Da qui è possibile accedere alla fortezza aragonese di Carlo V. In principio, però, la via non esisteva: era il dislivello che separava il rivellino del fosso (zona mare) dal bastione Pedro Nigro del Castello. Successiva all'epoca dell'impero di Carlo V, fu la realizzazione di questa grande rampa, sostenuta da archi in pietra, che permetteva di accedere alla parte più alta della fortificazione. A piazza Villaroja, solo poche settimane prima del ritrovamento della "domus" romana, erano affiorati i resti di una struttura di culto d'età paleocristiana. In Discesa Fosso gli scavi (condotti dall'equipe guidata dall'archeologa Chiara Raimondo) andranno avanti anche nelle prossime settimane. Lo ha assicurato il sindaco della città Peppino Vallone. Amministrazione comunale e Soprintendenza calabrese, di concerto, stanno adesso valutando come rendere per sempre fruibile ai visitatori gli straordinari reperti archeologici di Discesa Fosso.