martedì 29 aprile 2008

Ara Pacis: l'altare "sacrificato" al cattivo gusto

Ara Pacis: l'altare "sacrificato" al cattivo gusto
Enea Baldi
Rinascita 10/07/2007

ROMA
"Il cuore della Città Eterna pulsa di bellezza: immaginatevi 300 capi che raccontano la storia della maison nella impareggiabile cornice del museo che ospita uno dei capolavori scolpiti della Roma augustea, in una cornice confezionata dall'architetto Richar Meier, una delle più importanti firme dell'architettura mondiale", così è stata definita da gran parte dell'informazione, la kermesse di Valentino che ha letteralmente occupato per tre giorni il monumento dell'Ara Pacis e non solo. Richard Meier sarà pure un architetto bravo nel suo Paese, ma i risultati della sua opera che racchiude uno dei monumenti più antichi e più importanti del mondo, inducono a supporre che egli, pur avendo studiato in Europa, e pur essendo un estimatore di Le Corbusier, non sia a conoscenza delle origini culturali e urbanistiche di Roma. La sua idea, che sarebbe apparsa eccelsa nel contesto civico della "Grande Mela", è in contrasto con il mausoleo di Augusto, con il porto di Ripetta e crea un impatto estetico aberrante quasi, con il Tevere che gli scorre accanto. Non ebbe torto Vittorio Sgarbi nel definire l'opera "simile ad una stazione di servizio". La mastodontica architettura, rispetto alla semplice copertura del 1938 dell'architetto Ballio Morpurgo, abbattuta per compiacere i sogni di gloria dell'allora sindaco Francesco Rutelli, occupa uno spazio esagerato, con volumi inespressivi e sterili, con murature di travertino grezzo che occultano la visione del monumento. La città soffre, nel cuore del centro storico, un intollerabile insulto attraverso un edificio indegno persino di un'informe periferia suburbana, il cui modello è ispirato ad un garage multipiano o una vetrina per esposizioni di automobili o di manichini. Durante lo scorso fine settimana infatti, chi si è trovato a passare per l'Ara Pacis, ha potuto ammirare, oltre all'occultamento monumentale dello scatolone di Meier, una scritta: "Chiusura straordinaria". Tutto intorno un insieme di allucinati e spettrali manichini affacciati alle vetrate; "un nuovo rosso" mentre la gente intorno sembrava impazzita, in un clima decisamente carnevalesco: "La maison di Valentino ha spento le sue 45 candeline a Roma dal 6 luglio all'8 luglio presso l'Ara Pacis, Tempio di Venere, il complesso di Santo Spirito in Sassia, e infine il Parco dei Daini di Villa Borghese. Una mostra con 300 abiti esposti dentro e fuori l'Ara Pacis, sezioni distinte, divise per colore. All'entrata il settore di "Ali Babà", quasi una grotta misteriosa ricca di abiti indossati da manichini color oro e appesi come quadri alle pareti. Pòi gli abiti bianchi, neri e rossi, che "sfumano" nella sala successiva nei colori accesi del rosa, viola e verde. Al centro della sala l'abito della "pace", bianco candido impreziosito da ricami argentati, realizzato da Valentino durante la guerra del Golfo nel 1991. Ma non è finita qui, al Tempio di Venere, affacciato sul Colosseo, è stata organizzata la cena di gala per gli ospiti italiani e stranieri in onore dello stilista, con l'installazione temporanea creata dallo scenografo, premio Oscar, Dante Ferretti. Grazie all'artista, per la prima volta, e in via esclusiva per tutto il corso dell'estate 2007, sarà possibile ammirare il sito archeologico nella sua struttura antica con la collocazione di colonne in vetroresina erette sui basamenti originari con i relativi capitelli corinzi. Un evento celebrato all'insegna dell'eleganza, è stato al contrario l'immagine della volgarità e del cattivo gusto, tenuto all'unisono a battesimo dagli ultimi due sindaci capitolini, anche in questo caso, veri dioscuri della pacchianeria capitolina. L'Ara Pacis dal 6 all'8 luglio è rimasta chiusa al pubblico perché Valter Veltroni se l'è affittata per la festa dei 45 anni (di attività naturalmente) dello stilista Valentino che si sono svolte all'interno del museo con migliaia di invitati. Finis coronat opus.